Bambini si nasce

albero in un aiuola

Avevo circa 5 anni e ricordo tutto come fosse ieri.
In quel periodo vivevo nella casa dei miei nonni, al secondo piano di una palazzina a Cormòns.
Solitamente dopo pranzo passavo un po’ di tempo insieme a mia nonna che ogni tanto mi teneva in braccio davanti alla finestra per guardare le auto e le persone che passavano. Proprio sotto la nostra finestra c’era un’aiuola al centro della quale sorgeva un albero striminzito che, anche quella primavera diede alla luce innumerevoli foglie. Mi ero affezionato a quell’albero, mi faceva molta compagnia e allo stesso tempo tanta pena perché mi sembrava solo e abbandonato, circondato dal cemento. Immaginavo che sognasse di vivere in un bel prato e non in quella squallida aiuola di un metro quadro che lo costringeva a respirare i gas di scarico delle auto che passavano. In qualche modo avevo stretto amicizia con lui, ci guardavamo e a volte mi sembrava quasi che mi salutasse.
Un’estate improvvisamente il mio amico iniziò a peggiorare, a mutare espressione, ad imbruttirsi in modo evidente. Quasi non mi riconosceva più. Lo sentivo ogni giorno più distante. Stava morendo. Le sue foglie lo stavano abbandonando e non era giunto nemmeno l’autunno. Era malato. Poi ricordo che un giorno arrivarono un paio di operatori comunali sotto la nostra finestra, i quali tagliarono brutalmente l’alberello davanti ai miei occhi. Gli diedi l’ultimo saluto e piansi, piansi un’eternità. Scoprii per la prima volta l’esistenza della morte e della sofferenza per qualcuno che ci lascia mentre noi continuiamo a vivere.

 

La poesia in fondo è anche questo: il dialogo tra noi e ciò con cui apparentemente non si potrebbe dialogare. È un rispetto reciproco che nasce spontaneo da poche e semplici domande che un bimbo si pone già in tenerissima età e che dovrebbe continuare a farsi anche in età adulta.

Non sono stati Leopardi o Carducci (nonostante la loro indiscussa bravura) a farmi innamorare della poesia. Non mi sono mai riconosciuto nei poeti e negli scrittori più blasonati e che certi professori di lettere pretendevano imparassimo a memoria, senza mai tentare di trasmetterci il vero valore di un verso e della poesia in sé che si nasconde dietro la superficie di ogni lembo della vita. E come se non bastasse, tali opere ci venivano presentate non tanto come un nobile strumento per esprimere il significato di una condizione umana che poteva essere condivisa da tutti, ma piuttosto come manifestazioni letterarie assolute, invalicabili, inopinabili di quegli autori. Una verità a cui dovevamo rendere omaggio per il semplice fatto che si trovasse sul libro di testo.

Cercavano di portare avanti un programma scolastico e basta.

Per me la poesia ai tempi della scuola era soltanto qualcosa che apparteneva a persone vecchie, dotate di un quoziente intellettivo e una capacità letteraria irraggiungibili e dalle quali mi sentivo distante anni luce. E poi tutte quelle dimostrazioni del sapere da parte di gente che imparava i versi e le biografie a memoria mi hanno sempre annientato i testicoli.
Non lo so se la colpa fosse soltanto dei professori che ho incontrato. In fondo nemmeno io mi sforzavo poi così tanto di andare oltre certe apparenze, con la mia limitata curiosità per le materie scolastiche, compromessa anche dall’età e da una spiccata voglia di non fare un cazzo.

In ogni caso sono certo che la poesia facesse già parte di me, senza averla ancora letta ed appresa dai libri e che la conoscessi già molto bene prima ancora di frequentare le scuole elementari, soltanto che a quel tempo non ero ancora in grado di definirla.

La poesia è la più alta forma di rappresentazione dell’anima di ogni essere vivente, e un bambino lo sa già, segretamente.

Per poesia in questo caso chiaramente non intendo quell’insieme di parole giustapposte, strutturato in versi e che segue particolari leggi metriche, bensì quella musica interiore che fa da sottofondo ad un certo tipo di situazioni che richiedono prevalentemente ascolto ed osservazione.

Anche per la poesia scritta valgono le stesse regole, prima ancora di conoscere quelle metriche.
Una volta che si parla di figure retoriche, di schemi, di numero di rime, la poesia è bella che finita, poeticamente parlando.

Quando contempliamo un paesaggio naturale immersi in un’atmosfera silenziosa in cui gli unici suoni sono quelli che appartengono alla natura stessa, non è come se stessimo leggendo una poesia?
Nasce dal nostro approccio con una certa dimensione.
È la naturale conseguenza della qualità del rapporto tra i nostri sensi e l’ambiente che ci circonda.

Oggi, guidati sempre più dalla fretta di raggiungere scopi sempre più bassi e materialistici, dimentichiamo facilmente per strada l'attenzione e la dedizione per l'essenza delle cose, che richiedono pazienza, tolleranza e sensibilità.

Nel bambino c’è già una ricerca poetica e una voglia di scoprire il dietro le quinte della sua esistenza, di ciò che lo circonda, che alimentano la sua fantasia e la curiosità.
Il bambino non è corruttibile e reagisce in modo spontaneo, sveglio e curioso di fronte alle prime situazioni della sua vita. Se tra noi e lui non erigiamo un muro per ottenere soggezione e/o devozione, è capace di rispettarci senza conoscere le regole del gioco e di regalarci poesia pura con molto poco, attraverso la sua incessante curiosità e la sua voglia di comunicare ed esprimersi usando i pochi mezzi a sua disposizione.

Il rapporto tra il bambino e la natura è autentico e spontaneo.

Conosciamo bambini che (a meno che non abbiano dei genitori “sbagliati” e/o incompetenti) odiano gli animali?

Conosciamo bambini indifferenti alla vita segreta del bosco o ai misteri dell’universo?

Poeti si nasce! E dunque senza ombra di dubbio ogni bambino è un piccolo, seppur acerbo, poeta.
Poi però accade che “qualcuno”, anziché fornirgli gli strumenti necessari per condurre una ricerca personale verso le proprie aspirazioni, gli insegna a diventare competitivo, serioso, presuntuoso pretendendo anche che gli piaccia la poesia, trasformandolo così in un gracile albero destinato a crescere in un’aiuola.

 

(Se vuoi approfondire l’argomento ti consiglio il mio libro Tu puoi, ora: Ogni tua scelta condiziona il tuo destino e quello delle generazioni a venire)

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10 mesi ago

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