Perché conosciamo le persone sbagliate?

litigio

L’altro giorno al bar parlavo con un amico di quella sorta di calamita che ci avvicina alle persone, giuste o sbagliate. Il discorso era nato in maniera ironica, ridendo di fatti accaduti sia a me che a lui, ma poi siamo giunti a conclusioni piuttosto serie e autocritiche.

Ognuno di noi è dotato come di un’antenna che trasmette dati, impulsi in uscita e in entrata, e per una serie di combinazioni nemmeno tanto casuali attira verso di sé l’esito di quello scambio di dati.
La colpa non va perciò attribuita a qualcuno in particolare.

Siamo tutti complici e diretti responsabili della qualità di questo scambio. Ognuno deve prendersi le proprie responsabilità e fare il possibile per inviare dati di qualità.
Spesso riceviamo dati che ci fanno stare male e ci sentiamo in dovere di cambiare la mentalità del mittente, come se la causa fosse attribuibile soltanto a lui.
Sostanzialmente credo che sia il nostro ego il principale indiziato di una serie di “disastri sociali” che ci riguardano, di cui noi ci sentiamo le vittime.

L’ego ci procura un sacco di guai se non siamo capaci di dominarlo.

Spesso perdiamo tempo a credere di essere meglio di ciò che in realtà siamo, invece di utilizzare quel tempo per migliorarci e migliorare la qualità dei dati che per natura trasmettiamo. Tutto ciò che riceviamo è proporzionato alla qualità dei dati che inviamo.

Qualcuno non sarà d’accordo su questa affermazione perché penserà che non sempre facendo del bene si riceve del bene. È vero, ma il problema si trova molto più in profondità di quel che pensiamo e se analizzassimo più a fondo il percorso ed il criterio delle nostre azioni capiremmo dove sbagliamo, in che circostanza siamo distratti o diamo per scontate certe questioni apparentemente innocue.

Non si scappa. Siamo tutti dotati di scatola nera. Quindi la prova del disastro c'è e la colpa non è sempre e solo delle altre persone.

Quando il nostro l’abbiamo fatto bene possiamo stare tranquilli che le persone false e velenose se ne andranno come per magia, oppure troveremo il coraggio ed un buon motivo per allontanarle.

Iniziare prima di tutto ad essere più umili sarebbe fantastico. Essere umili non significa essere servili o essere necessariamente buoni a tutti i costi, bensì essere semplicemente quello che si è, senza barriere, pose o maschere.

Essere noi stessi è l’essenza del vivere una vita vera, per stare in pace e mantenere solo rapporti sinceri. E per esserlo non basta avere la certezza di quale sia il nostro colore preferito, conseguire una laurea in psicologia oppure sacrificarci fisicamente dalla mattina alla sera.

 La base di tutto è avere coscienza di sé.

È lei che modifica il percorso della nostra vita. Può darsi che un destino sia già scritto nonostante crediamo di averlo determinato da soli, ma ognuno è responsabile della qualità e della salute dei propri cavi. Il loro corretto funzionamento determina una buona qualità di dati e dunque una buona qualità di rapporti.
È chiaro quindi che se la qualità della trasmissione dati individuale è scadente, anche il concetto di gruppo in cui l’unione dovrebbe fare la forza diventa discutibile.

La salute del mondo intero viene meno se ognuno di noi trascura il corretto funzionamento della propria coscienza e quindi dei propri cavi. Se il mondo va nella direzione sbagliata allora la colpa è anche nostra. Ognuno di noi nel suo piccolo contribuisce alla qualità del funzionamento dell’intero pianeta.

Tutto nasce dal molto piccolo. Tutto nasce dal pensiero.

E dal pensiero poi si passa alle convinzioni, che in realtà delle volte sono illusioni che si trasformano di conseguenza in delusioni.
Rimaniamo delusi e ci chiediamo: ma che ho fatto di male per meritarmi questo?
La risposta va cercata dentro di noi, in ogni più piccolo pensiero, quello che regge tutto il resto. Come mai a volte si entra in connessione con chi poi ci distrugge o distruggiamo?
Succede perché la gente la maggior parte delle volte fa schifo e perché non conosciamo noi stessi abbastanza bene o evitiamo di farlo, distraendoci con azioni talvolta senza senso che commettiamo soltanto per allontanarci segretamente e distrattamente dal nostro vero essere.

Quindi anche quando crediamo di aver trasmesso un certo tipo di dati in realtà non è così, perché lo scopo di quei dati spesso è sconosciuto pure a noi che li abbiamo trasmessi. Più che di dati si tratta di sfoghi. Di conseguenza quello che riceviamo non è quello che ci aspettavamo e questo ci spiazza. Succede perché in realtà forse ciò che cercavamo non era quello che ci serviva. Poi a seconda del nostro carattere, questo tipo di delusione può ferirci a morte oppure diventare un’opportunità per capire alcuni nostri limiti ed eventualmente lavorare su noi stessi per rimuoverli.

È importantissimo per capire innanzitutto cosa cerchiamo nella vita e perché lo cerchiamo.

A volte certe nostre ricerche non sono altro che preghiere a vuoto. Si tratta proprio di vuoti o di mancanze che ci portiamo dietro nel tempo e su cui dovremmo agire il prima possibile, mentre invece ci limitiamo a “tagliare le foglie per sfoltire l’albero” credendo di aver sconfitto il male attraverso l’eliminazione del sintomo. Ma la radice del male continua a persistere.
Tutto si verifica in conseguenza del nostro approccio alla vita. Se non miriamo a raggiungere qualcosa di sano ed onesto per noi stessi, allora tutto diventa più difficile.

Il cambiamento nasce da dentro.

Se la coscienza viene utilizzata nella maniera corretta secondo quell’unica etica che precede tutte le altre, che sa distinguere il bene dal male attraverso il buon senso e l’amor proprio, gli esiti saranno positivi nonostante gli ostacoli lungo il percorso che verrebbero percepiti non come errori bensì come piccoli passi per raggiungere grandi distanze. Solo in questo modo saremo positivi con gli altri, in quanto la qualità dei nostri dati sarà buona e verrà recepita da poche persone, ma buone. Del resto funziona così anche con il mal di testa. È inutile prendersi la pastiglia per annullare il sintomo se la causa è lo stile di vita che facciamo. Con la pastiglia non risolviamo il problema alla radice.
Dipende tutto da noi. Da che cosa mettiamo al primo posto nella vita. Voler bene prima di tutto a noi stessi non significa essere egoisti, bensì il contrario.

 Se tendiamo a nascondere i nostri limiti o a disconoscerli, come potremo essere persone sane socialmente?

Quello che porteremo nella società sarà soltanto una conseguenza dei nostri disagi. Saremo noi, da malati. Se anche in certe circostanze magari pensiamo di aiutare il prossimo, non ci accorgiamo che lo facciamo per colmare alcune nostre mancanze o per sentirci migliori di quello che in realtà siamo. Mentre se saremo veramente in pace con noi stessi, se analizzeremo correttamente la qualità dei nostri cavi allora quello che trasmetteremo agli altri sarà un messaggio sano e non saremo opportunisti nei loro confronti, non sentiremo il bisogno di approfittarcene o di cercare in loro qualcosa che ci soddisfi immediatamente a tutti i costi. In questo caso ci aspetteremo meno dagli altri e più da noi stessi.

Il bene genera bene“, come dice qualcuno, ed è vero.

(Se vuoi approfondire l’argomento ti consiglio il mio libro TU PUOI, ORA)

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8 mesi ago

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