La crisi è bella!

consumismo

In tv, sui giornali, in rete si sente in continuazione sparlare della contemporaneità, di questo tempo attuale in cui tutto sembra remarci perennemente contro.

Certo, non c’è dubbio che in questi ultimi dieci anni la famigerata crisi, soprattutto sotto il punto di vista dei contratti lavorativi, ci abbia reso la vita più difficile rispetto a prima, ossia durante gli anni ’80 e ’90, quando ci si poteva identificare in un mestiere che, anche se insoddisfacente, dava la certezza di guadagnare denaro per poter comprare una considerevole quantità di beni materiali, senza il bisogno di indebitarsi con le banche. In soldoni, ci si identificava in una persona che trovava sicurezza nel potere d’acquisto e dipendeva quasi interamente dai beni materiali. Beni che oggi hanno cambiato padrone, hanno cambiato valore e che all’improvviso sono diventati quasi proibitivi. Risultato: crisi, non solo economica ma soprattutto esistenziale.

Ne consegue, seguendo il mio ragionamento, che il problema alla radice di quest’epoca in cui nessuno sa che pesci pigliare è che sono morte le false certezze che un tempo ci facevano illudere di sapere cosa fare della nostra vita.

Cos'è la nostra vita?

Questo dobbiamo chiederci. E oggi più che mai è il momento ideale per scoprirlo. Non abbiamo nulla da perdere. Nessuna falsa certezza.
La crisi non è solo disperazione ma è anche un’ottima occasione per capire davvero chi siamo e che cosa vogliamo fare della nostra, almeno per ora, unica vita.

È successo che ci hanno tolto la sedia e non essendo abituati ad appoggiarci al nostro spirito inevitabilmente precipitiamo negli abissi del nostro universo interiore. Depressioni e suicidi aumentano a dismisura. Si preferisce sparire piuttosto che affrontare il nostro io. E questo è tremendamente grave ed egoistico.

Occorre rivedere il concetto di tempo perché nell’era delle false certezze, il tempo aveva una sua dimensione ben connotata, un suo corpo. Era visibile, palpabile.

È l’assenza di questa “struttura astratta”, che oggi ci spaventa, senza la quale facciamo fatica a vivere la nostra quotidianità. Ci si perde facilmente ma soprattutto inconsapevolmente. Il tempo, che allora barattavamo con le false certezze oggi è privo di senso e quindi va riempito d’altro. Si chiama istinto di sopravvivenza. Ma non basta una distrazione, perché le distrazioni, i futili piaceri passeggeri, si pagano e prima o poi quello spazio ritorna vuoto. Occorre occuparlo con qualcosa che ci fa stare bene, che cambi in meglio la nostra vita in maniera radicale con qualcosa che non siamo obbligati a fare e che ci appaga sotto un punto di vista mentale e spirituale.

Oggi occorre tempo per capire come spendere il proprio tempo. E più ne spendiamo per capire, più ne guadagneremo per riempirlo.

Non sarà la fine bensì un nuovo inizio.

Voglio vivere come se il mondo che desidero, fosse già presente. Ognuno di noi dovrebbe rappresentare ciò che cerca.
Tutti possono sbagliare. È umano. Ma dovremmo tentare di comprendere i nostri errori, di ammetterli anche davanti agli altri, dando il buon esempio e cercando di non commetterli più. Se ognuno facesse questo per sé stesso la collettività automaticamente diventerebbe migliore.
Occorre osservarsi per evitare di recare danni a noi e di conseguenza agli altri. Per fare ciò dobbiamo prestare attenzione, dobbiamo conoscere le nostre reazioni, il nostro sentire di fronte ad una situazione. Non si può agire da ciechi di fronte alle vicissitudini quotidiane della vita. Non si può. Bisogna trovare un equilibrio per evitare il più possibile conseguenze future che possono diventare irreparabili.

Dobbiamo essere prima di tutto sinceri con noi stessi per capire quali sono i nostri reali desideri, i nostri sogni da perseguire, per non doverci pentire un giorno di averli sacrificati sull’altare di un piacere effimero e di un benessere apparente. Bisogna raccogliere quotidianamente i frammenti per comporre il puzzle della nostra mente e della realtà in cui viviamo, ponderando con coscienza le nostre qualità e i nostri difetti.
Ognuno è artefice di se stesso e del proprio destino in base alle scelte che compie ogni giorno. Trovare un proprio equilibrio nella vita, vivere il presente consapevolmente è importante ed evita anche la nascita di generazioni di mostri, di cui poi è troppo facile lamentarsi una volta che i danni sono davanti ai nostri occhi.

È dalla pazienza che dobbiamo ripartire.

Ripartire dal rapporto con la nostra anima. È un problema di tipo spirituale, il nostro.

Cosa resta oggi di noi se togliamo la materia?

Nulla, perché lo spirito per tutto questo tempo è stato abbandonato a se stesso.
Ci tengo a sottolineare che la spiritualità non ha niente a che vedere con la religione. La spiritualità è una dimensione personale che ognuno può raggiungere frequentando i meandri più profondi del proprio io.

La pazienza risiede proprio lì, abita in noi, nello spirito, e per comunicare con lo spirito occorre partire per un viaggio a cui non siamo abituati e che abbiamo paura di intraprendere perché alla fine della strada poi rischiamo di trovare l’autonomia, l’indipendenza morale.

La libertà, ci spaventa più di qualsiasi prigionia.

 

(Se ti interessa approfondire l’argomento ti consiglio di leggere il mio libro TU PUOI, ORA, disponibile in versione cartacea e eBook.)

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8 mesi ago

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