Salta giù dal treno!

salta giù dal treno!

Quando oggi penso all’Italia, mi immagino un treno che corre velocissimo verso un futuro ignoto, una sorta di “Galaxy Express 999″.

Qualcuno di voi si ricorderà di quel famoso cartone animato giapponese, trasmesso in Italia negli anni ottanta e novanta, in cui i treni volavano per tutta la galassia e i passeggeri erano persone con un “corpo meccanico”. Ecco, la solitudine e il pessimismo del nostro popolo oggi sono i tratti che caratterizzano il volto di Masai, il protagonista bambino che ha perso la mamma e viaggia su uno di questi treni spaziali, il Galaxy Express 999 per l’appunto, diretto verso il pianeta degli uomini robot nella speranza di trovare anche lui un corpo meccanico indistruttibile che gli permetta di vivere duemila anni (nel nostro caso, tempo utile per assicurarci una remota pensione).

Questo paese, come il Galaxy, è un treno che sembra proprio stia viaggiando nell’infinito, senza mai fermarsi, dal quale, ci dicono, che è pericoloso scendere. È un treno sul quale forse non ci siamo ancora pentiti di essere saliti. Come Masai, attendiamo un destino incerto e poco roseo che non ci lascia vie di scampo.

Per salvarci non ci resta che scendere al volo.

Certo, non è facile gettarsi da un treno in corsa ma il cambiamento non dev’essere un salto nel vuoto. C’è bisogno prima di tutto di un’organizzazione interiore che preceda il salto. Capire innanzitutto che cosa desideriamo davvero per noi stessi e una volta a terra avere il coraggio di concretizzarlo, il diritto e il dovere quindi di riprenderci tutto il tempo perduto, di riconquistare l’autostima e tutti quei valori che abbiamo abbandonato, trascurato durante il viaggio, e che non abbiamo mai considerato importanti, ma che dovremmo invece onorare e ritenere preziosi durante la nostra breve esistenza.

Scendere dal treno per poi restare a guardare e ritrovarci magari più smarriti di prima, non ha certo senso. Tanto vale non scendere.
Per cambiare non basta smettere di fare quello che facevamo prima. Non basta scollocarci. Rischieremmo di metterci nei guai. Vale lo stesso principio per chi decide di diventare vegetariano o vegano. Occorre prepararsi, informarsi su che cosa si potrebbe mangiare in alternativa alla carne, se l’alimentazione prima si basava quasi esclusivamente su di essa.

Prima di affrontare un percorso bisogna valutare tutte le conseguenze che deriveranno dal processo di cambiamento intrapreso.

C’è un passato che fa parte di noi e da cui dobbiamo uscire gradualmente, tuttavia con decisione. Siamo tutti, chi più chi meno, coinvolti in questa crisi, ma credo che ognuno di noi, specie chi si lamenta e non fa niente per cambiare la propria condizione di contestatore, dovrebbe superare i limiti legati al proprio angolo visivo liberando la mente dai preconcetti e dai condizionamenti esterni che influiscono negativamente sulla propria concentrazione.
Certo, ci vuole un po’ di coraggio per abbandonare per esempio un lavoro che reputiamo indispensabile ma che allo stesso tempo ci opprime. Ma io fatico a vederlo come un gesto di incoscienza. Credo che a volte sia più incosciente mantenere un posto che ci rattrista pensando che da vecchi potremo godere del frutto dei nostri sacrifici. Solo dopo aver tentato tutto il giorno di cambiare, una persona giunto il vespro, ha il diritto di lamentarsi. Invece la maggior parte di noi si lamenta, per anni, si rifugia in un bar a cui da del tu (cit.), cambia lavoro, cambia auto o fidanzata, ma non tenta mai di cambiare realmente la propria condizione umana.

E se non tentiamo di cambiare vita che cosa può succederci?

Succede che prima o poi moriremo, in tutti e due i casi, ma in questo caso senza aver capito nulla di noi stessi, del mondo che ci circondava, di ciò che facevamo e dei motivi per i quali facevamo determinate cose, senza esserci mai avvicinati all’idea di ciò che forse avremmo voluto essere realmente. La fine è importante in tutte le cose, citando l’Hagakure. Ma questa sarebbe davvero una triste vita con una triste fine.

La nostra esistenza può cambiare qualitativamente attraverso le nostre scelte quotidiane e certamente grazie anche a una buona dose di fortuna, la quale però, come già detto, sono convinto venga convogliata da condizioni che creiamo noi stessi tramite le nostre azioni. Se per esempio a scuola, di un libro avete studiato un capitolo e all’esame vi chiedono proprio quello, la possiamo considerare fortuna. Ma nelle cose grandi della vita, nel lavoro, nella famiglia, nelle questioni di grande importanza non ci si può basare sulla fortuna.

C’è sempre questa speranza per la botta di culo. Non bisogna pensare alla fortuna che arriva quando meno ce l’aspettiamo ma alla fortuna basata sulle nostre capacità, sulle nostre azioni. Nessuno deve imitare i percorsi. Ciascuno ha il suo. Ma è bene pensare che la fortuna non esiste. È inutile poi arrabbiarsi per una delusione, se arriva. Siamo noi. Noi che creiamo qualcosa, che eliminiamo le “sostanze” nocive dalla nostra vita.

Le conseguenze di queste azioni coscienti sono la fortuna che ci creiamo.

Sicuramente esistono luoghi e dimensioni in cui si nasce e da cui si viene influenzati positivamente e negativamente. Nascere poveri è una sfiga. Ma nascere ricchi non è sempre una fortuna. Anche se è già un buon inizio. Non voglio essere ipocrita. Ma bisogna comprenderla quella fortuna. Non basta pensare che nati ricchi spenderemo i soldi e diventeremo felici. Nascere ricchi non lo so come ci si sente, ma so che si possiedono gli strumenti materiali per fare tutto ciò che si vuole nella società. Però non è detto che una persona nata ricca sappia riconoscere questa fortuna e sfruttarla per diventare realmente una persona libera. Spesso le persone ricche sono persone imprigionate, intrappolate dal senso di possesso, dall’invidia, dall’ingordigia, dalla competizione senza uno scopo sensato. Può darsi che della ricchezza una persona nata ricca non ci capisca un bel niente. Per fare un altro esempio, una persona bella d’aspetto è una persona in un certo qual modo baciata dalla fortuna perché la natura è stata generosa. Ma ciò non significa che questa persona sia felice. Nemmeno se fosse ricca e bella sarebbe scontato. Spesso le fortune sono prosciutto sugli occhi o fumo che impedisce di guardare oltre e comprendere il mondo al di fuori di noi stessi. Spesso le sfortune invece, paradossalmente, permettono di affrontare la vita con i piedi per terra e comprendere meglio come gira il mondo. Ma nemmeno questo è scontato. Comunque spesso una sfortuna consente di apprezzare maggiormente il vero valore di una fortuna, ma non è detto che viceversa succeda la stessa cosa.

Nell’auto-realizzazione non è nota l’entità del tempo che spenderemo per raggiungere gli obiettivi prefissati. Anche questo dipenderà da noi: dal numero degli angoli da smussare, dalle parti da togliere che ostacolano il cammino, a seconda del contesto in cui siamo cresciuti e del nostro raggio d’azione.

L'importante è mettersi in cammino il prima possibile.

Rinunciare già alla partenza significherebbe allora che hanno ragione i politici, quando dicono che non ci sono alternative. Diventiamo complici, i loro collaboratori.
Vi assicuro che ce n’è di gente, che ho avuto modo di conoscere anche personalmente, che ha cambiato radicalmente vita cercando di capire esattamente ciò che per loro era necessario fare per migliorare la propria autostima e la propria condizione sociale.

Nessuno sarà mai completamente libero, sia chiaro. Ma è importante cercare di esserlo il più possibile.

I soldi sono diminuiti, la fretta è aumentata, le ore di lavoro sono raddoppiate. Si lavora pure di domenica. E per guadagnare che cosa?

Questo stile di vita ci ha peggiorato dentro. Siamo arrabbiati, stufi. Abbiamo perso il controllo delle nostre azioni. Non abbiamo nemmeno la forza di ribellarci più. Ammazziamo mogli, figli. Ci hanno venduto il virus e l’antivirus. Sarebbe meglio evitare di farci iniettare il virus per risparmiare sull’antivirus. Non credete?

Io credo che non sia più il tempo di aspettare e che sia giunto il momento di cominciare a fare un percorso individuale-collettivo per liberarci dai limiti che ci vendono quotidianamente, da tutti quegli abbonamenti che ci costringono a legarci ad un’occupazione benché ci faccia schifo, per poterli mantenere. Gli “abbonamenti” costano caro, in termini economici e salutistici. Dobbiamo sbarazzarci delle immagini che ci hanno iniettato nel cervello e che ci hanno rincoglionito dal boom economico fino ad oggi.

Non smetterò mai di dirlo: serve più coscienza nelle scelte quotidiane. 

Occorre passare più tempo libero a contatto con la natura, dato che è il nostro patrimonio e che ne facciamo parte.

Scegliere per noi stessi è molto importante.

Quanti hanno scelto realmente che cosa essere nella vita?
Quanti fanno realmente qualcosa?

Poniamo queste domande prima di tutto a noi stessi e poi per gioco, per sondare il terreno, pensiamo a quante persone intorno a noi hanno concretamente scelto di essere ciò che vogliono e fanno qualcosa di concreto per realizzarlo nell’arco della giornata.

Buona vita!

(Se ti interessa approfondire l’argomento leggi il mio libro TU PUOI, ORA disponibile in formato cartaceo o eBook)

CONDIVIDILO SE TI È PIACIUTO
8 mesi ago

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *