Mi hanno intervistato!

Filo Ja Uccellis UdineNell’articolo precedente ho raccontato la bellissima collaborazione con la classe 3E del Liceo Classico Europeo Uccellis di Udine.

Ecco come ho risposto alle domande che mi hanno fatto gli studenti.

Cosa ti ha spinto a scrivere?
  • Tutto è cominciato al termine della mia fase adolescenziale. Improvvisamente non mi importava più niente né della scuola né di qualsiasi altra attività che fino a poco prima mi aveva regalato anche qualche soddisfazione. Saltavo le lezioni, avevo smesso di giocare al mio tanto amato basket, trattavo male chiunque, anche chi mi voleva bene.
    Mi stavo allontanando da me stesso e da tutto ciò che mi circondava. Mi trovavo di fronte a un vicolo cieco e avevo assolutamente bisogno di qualcuno o di qualcosa che mi aiutasse a superare quel macigno mentale che stava diventando una montagna.
    Volevo sfogarmi ma in un modo diverso da quelli che già conoscevo. Un giorno decisi di iniziare a scrivere, o meglio, a descrivermi. Non so ancora con precisione perché scelsi proprio la scrittura come strumento di sfogo ma una cosa è certa: sentivo il bisogno di affrontare una volta per tutte i miei problemi e vomitare tutto il mio malessere. Probabilmente la scrittura si confaceva di più ai miei gusti e rispondeva a quella mia esigenza in quel determinato periodo della mia vita. Fatto sta che iniziai a riempire fogli su fogli di frasi di qualsiasi genere, scombinate, sgrammaticate, di domande a cui cercavo di dare una risposta, il più delle volte con scarsi risultati.
    Col senno di poi devo dire che non è stato importante tanto trovare le risposte giuste a tutte le domande che mi ponevo, quanto piuttosto aver trovato la cura più idonea per me in quel momento particolare della mia vita. Per la prima volta grazie alla scrittura riuscivo a guardarmi allo specchio, a guardare in faccia la realtà e a parlare con sincerità di fronte al mio riflesso.
    Tra i vari generi letterari inizialmente rimasi folgorato soprattutto dallo straordinario potere della poesia.
    La mia prima poesia in assoluto (contenuta nel mio libro Il Verso del Cane: La nostra voce interiore) la scrissi di getto sul diario scolastico una mattina durante l’ora di matematica, ed è questa:

CIO’ CHE (NON) SENTO

Che strano ciò che sento
inerme
sul banco di scuola mi addormento.
Provo sgomento.
Mi sento confuso.
A volte deluso del mio passato,
pessimista verso il futuro.
Devo cambiare!
Sì! Lo devo fare!
Lo giuro!
Ma adesso lasciami stare
che sono matto e un po’ depresso
Troppo spesso mi abbandono
sul mio letto a pensare
se andrà bene oppure male.
Al mio destino,
se sarà avverso
o qualche dio mi starà vicino.
Ciò che cerco è solo amore.
Ciò che sento ora è dolore.
Forse per colpa di qualcosa che ancora non ha senso
o che dentro me in qualche modo è andato perso.
Ciò che non sento è questa scuola,
una perdita di tempo.

Cosa vuoi comunicare con le tue poesie?
  • Le mie poesie non hanno la pretesa di dare soluzioni. Vogliono in particolar modo far riflettere, chiedere una pausa per fermarsi e pensare a quella che è stata la nostra vita fino ad ora, se è la vita che veramente ci corrisponde, cioè corrisponde a quello che noi siamo.
Cosa rappresenta per te la poesia?
  • La poesia, essendo un’arte, è prima di tutto un mezzo che mette in comunicazione i nostri sensi e la nostra anima con la parte essenziale e meno loquace della nostra vita quotidiana.
    Non do mai peso alla quantità di ciò che scrivo, mi interessano di più la qualità ed il processo di selezione delle parole. Credo in una semplicità del linguaggio che si può ottenere liberando la mente dai propri limiti e da quelli che la poesia classica tendenzialmente impone.
Dove trovi l'ispirazione?
  • L’ispirazione arriva quando meno me l’aspetto, per cui non c’è un luogo in particolare dove aspetto l’arrivo di un’idea. Non mi pongo limiti e mi lascio ispirare da tutto ciò che vedo e che sento. Il più delle volte prendo appunti e poi assemblo i pensieri nel mio piccolo studio a casa, circondato dal silenzio o da una musica rilassante, rigorosamente senza la voce del cantante per non perdere la concentrazione.
Qual è il tuo rapporto con la poesia classica?
  • Il mio rapporto con la poesia classica è quasi inesistente, nel senso che non ho mai trovato dei punti di riferimento tra i poeti più blasonati durante l’ora di italiano. Ciononostante ho il massimo rispetto per alcuni artisti famosi ma nel contempo umili e sinceri come Pier Paolo Pasolini e come Alda Merini della quale amo la semplicità e la franchezza con cui comunica il suo punto di vista.
Il tuo poeta preferito? Quello che più ti ha colpito durante i tuoi studi.
  • Devo dire che soprattutto agli inizi gli autori che mi hanno colpito di più sono stati Federico Tavan (pace alla stupenda anima sua), poeta italiano di lingua friulana che ebbe una vita parecchio travagliata, ed Ezio Vendrame, ex calciatore professionista che ad un certo punto della vita ha preferito dedicarsi alla poesia e dare un calcio ad un mondo che in passato gli aveva dato tante soddisfazioni ma che diventava via via sempre più banale e infido. Entrambi sono stati in grado di realizzare una poesia autentica, schietta, priva di artificio, piena di lampi e di vita interiore che mi ha aperto un mondo che ho scoperto essere anche il mio.
    Oggi come oggi ho una visione più ampia dell’arte ed ammiro l’approccio artistico di diversi professionisti che nella maggior parte dei casi non appartengono all’ambito poetico inteso come espressione letteraria.
La poesia che ti è rimasta nel cuore
  • La poesia che mi è rimasta nel cuore è stata scritta da una poetessa brasiliana di nome Martha Medeiros (attribuita erroneamente a Pablo Neruda) ed è questa:

Lentamente muore chi diventa schiavo dell’abitudine,
ripetendo ogni giorno gli stessi percorsi,
chi non cambia la marca o colore dei vestiti,
chi non rischia,
chi non parla a chi non conosce.
Lentamente muore chi evita una passione,
chi vuole solo nero su bianco e i puntini sulle i
piuttosto che un insieme di emozioni;
emozioni che fanno brillare gli occhi,
quelle che fanno di uno sbaglio un sorriso,
quelle che fanno battere il cuore
davanti agli errori ed ai sentimenti!
Lentamente muore chi non capovolge il tavolo,
chi è infelice sul lavoro,
chi non rischia la certezza per l’incertezza,
chi rinuncia ad inseguire un sogno,
chi non si permette almeno una volta di fuggire ai consigli sensati.
Lentamente muore chi non viaggia,
chi non legge,
chi non ascolta musica,
chi non trova grazia e pace in sé stesso.
Lentamente muore chi distrugge l’amor proprio,
chi non si lascia aiutare,
chi passa i giorni a lamentarsi della propria sfortuna.
Lentamente muore chi abbandona un progetto prima di iniziarlo,
chi non fa domande sugli argomenti che non conosce,
chi non risponde quando gli si chiede qualcosa che conosce.
Evitiamo la morte a piccole dosi,
ricordando sempre che essere vivo richiede uno sforzo di gran lunga maggiore
del semplice fatto di respirare!
Soltanto l’ardente pazienza porterà al raggiungimento di una splendida
felicità.

La poesia che hai scritto che ti piace di più?
  • Non credo di averla ancora scritta
Alle nuove generazioni cosa vuoi comunicare?
  • Alle nuove generazioni voglio comunicare l’importanza di:

credere nelle proprie capacità e di mettersi in gioco senza avere il timore di sbagliare;

imparare ad osservare e soprattutto ad osservarsi, che è la più alta forma di intelligenza umana;

sapersi adattare ai cambiamenti e avere il coraggio di cambiare mentalità quando si è insoddisfatti e si vuole ottenere                          risultati diversi;

tenere sempre il telecomando della propria vita in mano

 

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6 mesi ago

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