solitudine in compagnia

La solitudine è la chiave per stare insieme

solitudine in compagniaQuante depressioni nascono dalla solitudine?

Quante persone sole ci sono in questo mondo? I Beatles cantavano “Eleanor Rigby” (“Look at all the lonely people…”).
È vero, non c’è nulla di più bello del sentirsi inseriti, del sentirsi parte integrante di una comunità che ti accetta. Meglio ancora, per come sei.
Nulla di più bello della democrazia del dialogo, della condivisione, dello scambio reciproco di opinioni discordanti che ci arricchiscono intellettualmente.

Ma non esiste moltitudine senza unità. E viceversa. Dunque non c’è compagnia senza solitudine.

Mi viene in mente il Tao, quel concetto antichissimo rappresentato da una ruota dove il bianco e il nero si abbracciano: all’interno del nero c’è un punto di bianco e all’interno del bianco un punto di nero.

Yin e Yang

Il disegno è perfetto. È la contrapposizione e l’unità tra Yin e Yang, i principi fondamentali dell’universo.

Non c’è femminile senza maschile.
Non c’è notte senza giorno.
Non c’è bene senza male.

Niente meglio di questo simbolo cinese rappresenta la vita, la ricerca di un equilibrio interiore dato dalla fusione degli opposti. Solo se siamo consapevoli di questo possiamo migliorarci e renderci conto di quanto siamo piccoli e grandi contemporaneamente. L’abbraccio degli opposti rappresenta l’unità tra tutto ciò che esiste e l’universo, creato secondo le leggi supreme, che sono le stesse sia per l’uomo che per la natura.
Un bel quadro, di una saggezza infinita, spesso purtroppo male interpretato da alcuni individui e categorie per giustificare una connessione basata molto spesso sul nulla.

Ti senti mai vicino all’idea che hai di te?

Che idea hai di te? Ti senti la rappresentazione di tale idea? Si può stare insieme agli altri e condividere ciò che siamo anche senza aver mai analizzato e capito chi realmente siamo? Perché nella maggior parte dei casi quelli non siamo esattamente noi. Ma un surrogato di noi stessi.
Perché se il bello dello “stare insieme” è semplicemente la fortuna di non stare da soli allora ci stiamo sbagliando. Ci stiamo sbagliando di grosso.
Se “ammazzare il tempo” stando in compagnia, condividendo esclusivamente retorica e gossip equivale a conoscere realmente delle persone e ad avere degli amici, e se crediamo che è sempre meglio socializzare in questo modo “piuttosto che stare da soli”, allora mi spiace ma ho una notizia: non abbiamo capito un cazzo.

Ci possiamo sentire soli tranquillamente trovandoci in presenza di un milione di persone

Non è così? Può darsi che stiamo frequentando qualcuno solo per il puro scopo (magari inconsapevolmente) di distrarci dai nostri pensieri, per evadere da certi obblighi lavorativi o morali a cui noi abbiamo deciso di dare priorità assoluta, dalla dimensione bollente che ci siamo creati. Per fuggire anche solo per un attimo, dalla nostra misera condizione di vita, per aggirare ed eludere i veri problemi esistenziali che ci riguardano, che non riusciamo ad ammettere, che ci devastano la notte prima di coricarci e che prima o poi in un modo o in un altro dovremo affrontare. Non si scappa, siamo circondati.

Va bene, fisicamente in mezzo agli altri ci siamo, ci sentiamo in compagnia. Lo siamo. Ma mentalmente, spiritualmente, essenzialmente dove siamo?

Con chi siamo quando i nostri più fottuti pensieri sgomitano e ridacchiano di noi alle nostre spalle?

Siamo Uno

Siamo tutti fatti di un corpo e di uno spirito e nessuna delle due dimensioni va isolata o trascurata. Devono esistere ed agire all’unisono. In armonia.

Non ci sono scuse. Occorre un equilibrio per poter esistere. Perché la salute del corpo e quella dello spirito sono l’una la causa e la conseguenza dell’altra.

Chi meglio di noi è in grado di trovare questo equilibrio?

Noi, solamente noi.

Nobody else.

Dobbiamo conoscerci, sapere cosa ne è di noi internamente per migliorarci e di conseguenza migliorare le relazioni con gli altri, fuori.
Ma se non passiamo del tempo ad ascoltarci intimamente, a frequentarci, trovando il coraggio e la curiosità di addentrarci nel più oscuro dei nostri abissi interiori, allora quello che succederà in presenza degli altri sarà caos. Nuoto in secca.

Se non riusciamo ad essere sinceri con noi stessi, come potremmo esserlo con gli altri?

Certo, è più comodo semplicemente fare parte, appartenere a qualcosa, partecipando passivamente ad un attività di gruppo, a una discussione, magari giusto per il gusto di sentirci accettati in qualche contesto, appioppandoci un ruolo più o meno importante a seconda delle nostre ambizioni.

Ma qual è l’utilità di tutto ciò?

Che cosa ci guadagniamo?

Che cosa concludiamo?

Dove vogliamo arrivare?

Può migliorarci una vita del genere?

Una vita fatta di situazioni e pensieri che non ci riguardano poi così tanto e che ci allontanano temporaneamente ed apparentemente dalle nostre turbe mentali e lentamente per sempre da noi stessi, può davvero migliorarci?

Che considerazione abbiamo di noi stessi?

La risposta ad ogni disagio risiede dentro di noi. Non fuori.

Buon viaggio!

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12 mesi ago

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