Bohemian Rhapsody il film

Bohemian Rhapsody IL FILM, un flop? | La mia non-recensione (NO SPOILER)

 Bohemian Rhapsody il film

PREMESSA

Se sei capitato qui è perché non hai ancora visto il film Bohemian Rhapsody e sei curioso di sapere in anticipo se vale la pena spendere tempo e soldi per vedere un film che potrebbe rivelarsi una falsa aspettativa, una ciofeca, una pellicola passabile oppure un capolavoro. O forse l’hai già visto ma siccome non ti ha convinto del tutto vuoi sentire qualche altra campana per chiarirti un po’ le idee.

RICORDI PERSONALI

Pur non essendo un fan sfegatato dei Queen non posso negare che la loro musica abbia segnato profondamente la mia infanzia e la mia preadolescenza. Sono cresciuto con il vinile A night at the Opera che mio padre acquistò a Londra proprio nell’anno della sua uscita e per me fu amore a primo ascolto. Nonostante la mia tenera età non mi è stato difficile capire fin da subito che mi trovavo di fronte ad una pietra miliare della storia della musica. Allora non sapevo nemmeno cosa potesse essere una pietra miliare ma ricordo bene che tra i tanti vinili che mio padre conservava nella sua stanza accanto all’impianto stereo che comprammo durante il periodo natalizio del 1987 quello dei Queen mi sembrava arrivare da un altro pianeta. Percepivo la magia fuoriuscire dalla monumentale voce di Freddie Mercury, mi incantavano l’inconfondibile suono della chitarra di Brian May, le parti corali e la loro abilità nei passaggi improvvisi da atmosfere soft a puro heavy metal all’interno di uno stesso brano.

Fino alla fine degli anni ’70 hanno sfornato delle vere e proprie opere teatrali e il pezzo Bohemian Rhapsody rappresenta forse più di ogni altra loro canzone lo stile epico inconfondibile dei primi Queen. Ciononostante, quella a cui io sono più legato in assoluto è The Prophet’s Song, contenuta sempre nello stesso album e che inspiegabilmente non ha avuto successo ma che senza pensieri infilerei nella top 5 dei più grandi pezzi rock di sempre insieme a Stairway to Heaven dei Led Zeppelin. Se non la conosci, vai ad ascoltartela, merita.

Poi arrivò quel brutto giorno di novembre del 1991. Frequentavo la prima media quando durante la ricreazione giunse alle mie orecchie la notizia della dipartita di Freddie Mercury. Se ne andò lasciando un abisso artistico incolmabile che tutt’oggi attende di essere colmato e che a mio avviso mai lo sarà. Freddie, da superstar affermata quale era, si trasformò in super-mega-icona-universale-divina-assoluta. Tutti all’improvviso lo conoscevano, tutti l’avevano amato, anche chi l’aveva ignorato fino al giorno prima. Le vendite dei dischi dei Queen prevedibilmente aumentarono a dismisura come del resto accade ogni volta che se ne va un’icona pop.

Da quel lontano 1991 ad oggi con l’arrivo di internet il mondo ha avuto il tempo necessario e l’occasione di conoscere dettagliatamente la vita pubblica e privata dei Queen attraverso centinaia di documentari e interviste. Cinque anni fa iniziò a vociferarsi l’idea di un film sulla vita di Freddie Mercury che rimase tale fino a un paio di anni fa quando il sito ufficiale della band britannica annunciò ufficialmente l’inizio della produzione di Bohemian Rhapsody.

IL FILM

Diretto da  Bryan Singer (X-Men, X-Men 2X-Men – Giorni di un futuro passatoX-Men – Apocalisse, Superman ReturnsOperazione Valchiria) e uscito nelle sale italiane il 29 novembre 2018, Bohemian Rhapsody è un film che purtroppo mi ha deluso. Il suo ritmo narrativo è troppo rapido, sbrigativo, i riferimenti ai fatti più importanti che riguardano l’evoluzione musicale del gruppo e l’inserimento di Freddie Mercury sono pochi e si susseguono uno dietro l’altro senza dare un po’ di respiro alla storia focalizzando troppo l’attenzione sulla band e meno su Freddie, come se desse per scontato che lo spettatore lo conosca già fin troppo bene. Il secondo tempo aggiusta un po’ il tiro, è un po’ più lento rispetto al primo, “accurato”, concentrato principalmente sul personaggio di Freddie e sulla sua emotività di cui però esce un’idea di un antipatico assoluto.

Mi è sembrato poco saggio cercare di alterare la storia inventando una serie di conflitti interni ed esterni mai esistiti o quantomeno non con quell’enfasi in puro stile soap opera, come i raggiri meschini di Paul Prenter che portano al licenziamento del manager John Reid e alla definitiva rottura della band dando il via alla carriera solista anni ’80 di Mercury, quando invece sembrerebbe che Reid se ne andò per conto suo senza rancori già a metà degli anni ’70 e che la band non si sciolse mai ufficialmente.

Il finale del film mi è sembrato un po’ lecchino, noioso, poco poetico, poco emozionante e troppo scontato.

GLI ATTORI

L’interpretazione di Rami Malek invece è notevole. Il manierismo, la gestualità e la mimica risultano affascinanti e studiati nei minimi dettagli. Trovo che passare così rapidamente da un personaggio ansioso, instabile ed emotivo come Elliot di Mr. Robot a uno eccentrico ed esuberante come Freddie Mercury sia degno di nota per un attore così giovane che evidentemente intende fare dello studio e della versatilità le sue caratteristiche peculiari.
Per quanto riguarda gli attori che interpretano i membri della band devo dire che li ho trovati nell’aspetto abbastanza simili all’originale ma forse poco incisivi, senza carisma. A parte Roger Taylor forse, degli altri non mi è rimasto praticamente nulla.

CONCLUSIONI

Come già detto in precedenza, un film che mi ha deluso e da cui mi aspettavo di più, molto ma molto di più. Questa pellicola non rende affatto giustizia all’entusiasmante carriera artistica dei Queen, tanto meno a quella di Freddie Mercury il quale ne esce come una checca isterica capricciosa schiava dal suo manager altrettanto checca capricciosa e per di più meschina. Il film avrebbero potuto intitolarlo Freddo Mercury. E dopo questa esilarante battuta riassumo in un’unica parola Bohemian Rhapsody: FLOP. Per me è NO. Bryan Singer può tornare tranquillamente a fare gli X-Men.

E tu, cosa ne pensi? Se hai già visto il film e vuoi dire la tua, lascia un commento qui sotto.

 

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1 mese ago

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