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Ricominciamo dalle fiabe

Un giorno, in soffitta, assorto nei miei più nostalgici e malinconici pensieri, mentre cerco di allontanarmi dal presente, mi capita sotto il naso una vecchia e all’epoca popolare musicassetta che mia madre mi regalò a Natale quando avevo soltanto otto anni. Si intitola
“C’era una volta” e contiene una decina di fiabe sonore tra le più note in circolazione come “Il gatto con gli stivali”, “L’oca dalle uova d’oro”, “Clara e lo schiaccianoci” con l’indimenticabile e suggestivo sottofondo musicale di Tchaikovsky, narrate dalle voci affettuose di un uomo e una donna di cui non ricordo il nome. Queste musicassette venivano vendute assieme a un libricino che conteneva il testo delle fiabe accompagnati da delle bellissime illustrazioni.

Le fiabe riescono a trasmettermi lo stesso tepore di un caminetto acceso mentre fuori nevica. 

Sono un magico rifugio per un bimbo. Sono medicine per l’anima che stimolano la fantasia. Da adulti invece le fiabe ce le racconta lo Stato. Ma questa è un’altra storia.

Con la cassetta dei ricordi tra le mani penso che non bisognerebbe mai smettere di ascoltare o di leggere le fiabe. È importante addormentarsi leggeri, regalare alla mente delle ali fatate con cui volare tra delle belle immagini che coprano quelle terribili di sangue e vernice tossica che ci vengono mostrate incessantemente nelle cronache quotidiane o nelle pubblicità invadenti in tv, nei giornali, su internet, sui muri delle strade, in cielo, ovunque! Che non fanno altro che contaminare i nostri più puri pensieri, allontanare da noi stessi i sogni e le nostre aspirazioni. Ciò che realmente siamo. E non riesco a fare a meno di pensare a quanti ragazzini ci sono là fuori impauriti dalla vita, violentati dal paradigma della crescita obbligatoria, guidati da adulti insicuri, frustrati, pressapochisti, senza stimoli e radici, che non sognano più e condividono con il prossimo il lato peggiore di sé stessi, peggiorato da un percorso di vita sbagliato che li ha condotti verso un futuro presente privo di consapevolezza e di amor proprio.

Un bimbo porta con sé un bagaglio molto consistente nella propria esistenza e non è assolutamente vero che è tabula rasa, come qualche scemo insinua. Se lo guardi negli occhi, c’è qualcosa di intenso, di profondo, che ti penetra e va oltre la realtà che ha davanti a sé, inoltre possiede già un suo modo di fare e di relazionarsi con il prossimo. Poi crescendo assorbe la conoscenza del mondo reale, trasmessa dai propri genitori, dai tutori, dalle persone che lo circondano e dal contesto in cui cresce.

Bambini, liberatevi degli adulti incapaci di ascoltarvi, il prima possibile e seguite le vostre piccole orme. Solo quelle.

Sognare significa viaggiare dentro se stessi, attraverso la propria immaginazione e la conoscenza. Significa staccarsi dagli automatismi quotidiani che ci rendono poco intuitivi, ottusi, schiavi, ostili, violenti, inutili ed insensibili. Non è, come qualcuno ci insegna invece, che sognare significa soltanto avere la testa tra le nuvole, essere infantili, tendenzialmente apatici e poco concreti nella costruzione del proprio futuro. Certo spetta a noi, e quindi alla nostra coscienza, distinguere tra fantasia e realtà, trovare un equilibrio tra le due forze che reggono e muovono i fili di noi esseri umani. Ed è qui che dovrebbero entrare in gioco gli adulti, i quali anziché impedirci di sognare dovrebbero aiutarci a gestire il nostro volo.

È importante farsi guidare nella giusta direzione. Il problema è che troppo spesso si tende a stigmatizzare l’arte di sognare e a promuovere quella della concretezza che spesso e volentieri non ha granché di concreto, che lo è soltanto negli intenti e nei toni autorevoli che puntano il dito contro chi inverte la rotta imposta.

Ricominciamo dalle fiabe.

Sì, suona come una stupida provocazione, un mio inutile sfogo natalizio, in fondo come si può sperare di cambiare vita ricominciando dalle fiabe?

Sono piccole cose, di poco conto secondo molti, come il suono del vento, il luccichio dei riflessi del sole sul mare, il verde silenzio del bosco mentre nevica. Cose che si sanno, che fanno parte dell’inutile contorno. Questo ci hanno insegnato. Ma sono immagini, suoni, percezioni che ci rendono vivi, attivi, in sintonia con i nostri sensi, sono emozioni, dettagli che ci rendono unici, semplicemente umani e che ci aiutano a comprendere il tutto, l’universo. Siamo parte di tutto ciò che ci circonda e soltanto ricominciando dalle piccole cose che ci fanno stare bene, attraverso la pazienza possiamo ascoltarci, possiamo guadagnare il rispetto da noi stessi, per noi stessi.

Le fiabe vanno protette. Sono veicoli che conducono la nostra coscienza verso luoghi interiori che spesso ignoriamo, dimentichiamo a causa dello stile di vita frenetico che la maggior parte di noi segue.

Ricominciamo dalle fiabe.

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7 mesi ago

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