Illustrazione di Gionata Brandolin

Io sono internet

Illustrazione di Gionata Brandolin
(Illustrazione di Gionata Brandolin)

 

Quante parole come queste eviterebbero di farsi scrivere se ricominciassimo a parlare attraverso i sensi, a riconquistarci oltre la maschera esplorandoci l’anima, ad aprirci allo sguardo altrui cercandoci dentro e altrove con il fiuto del buonsenso, respirandoci e tuffandoci in noi come liberi delfini in mare aperto.

Cosa siamo diventati?

Premessa: A differenza di molti miei contemporanei, sono piuttosto ottimista nei confronti dell’epoca spaesata in cui viviamo e vado avanti nella consapevolezza che si tratti di una fase transitoria che ci condurrà verso un nuovo modo di concepire diversi aspetti della vita, in primis quello del lavoro, che sarà del tutto nuovo e, se la transizione verrà gestita correttamente riqualificando il personale, il risultato potrà essere sicuramente più interessante e stimolante di oggi perché i famosi robot di cui tanto si parla ultimamente e che temiamo come la peste potranno gestire almeno il 50% dei compiti attualmente in mano all’uomo, in molti casi alienanti e pericolosi.

Sono uno di quelli che in fondo crede che sotto diversi punti di vista l’arrivo di internet sia stato un gran beneficio per l’umanità: penso in primo luogo alla crescita esponenziale della qualità dei servizi di urgenza ed emergenza che, grazie alla condivisione immediata di una problematica e alla conversazione in tempo reale (chat) tra assistenza ed utenza, sono diventati sicuramente più rapidi e competenti rispetto a dieci o quindici anni fa. E non è una cosa di poco conto. Per non parlare della possibilità di avviare un’attività ed accedere a diversi servizi senza uscire dal proprio appartamento o di promuovere un proprio prodotto, una propria idea con un indescrivibile risparmio di denaro, tempo ed energie. Tutto questo è positivo, a mio avviso. La Quarta Rivoluzione Industriale è tra noi. Al di là dell’opinione personale di ognuno di noi, consapevoli del fatto che la società continuerà ad esistere con o senza di noi, l’unica domanda vera da farci, citando Marco Montemagno, è: – Come possiamo renderci indispensabili il più possibile nei prossimi dieci anni? – Chiusa la premessa.

Ma come ogni aspetto della vita, anche internet è chiaramente un vantaggio e allo stesso tempo un rischio.

La differenza la fa l'utente. Io sono internet. Tu sei internet.

La differenza la fa l’individuo. Il valore di internet dipende strettamente dalla capacità di ognuno di noi di discernere il bene dal male, la realtà dalle illusioni che la mente crea attraverso la miriade di informazioni contenute nel web. Senza un apporto diretto e responsabile dell’utente, internet non è altro che una macchina vuota di senso ma peggio ancora, un ricettacolo di approssimazione, maleducazione, prevaricazioni, negatività, esaltazione della violenza, bufale e fake news. In altre parole, un luogo del mondo, una dimensione parallela ed invasiva in cui trabocca il peggio dell’umanità.

Dunque è questo l’unico aspetto che attualmente mi spaventa: l’approccio generale al web, la psicologia dell’utente medio che si illude di essere padrone esperto dei propri mezzi e che deve a qualsiasi costo condividere la propria opinione e non è più in grado di lasciare perdere quando si trova in disaccordo con qualcuno su un argomento che nella maggior parte dei casi nemmeno conosce.
Come sabbie mobili, mi buttano giù l’intolleranza, gli insulti gratuiti, le minacce, le critiche insensate e distruttive, gli sfoghi nei confronti di qualcuno che sta dall’altra parte della tastiera e che nella maggior parte dei casi non si conosce.

Colgo un insaziabile bisogno costante di stupire, di assomigliarsi, di spettacolarizzare ed imborghesire la più stupida azione quotidiana con una continua ricerca di conferme.

Vedo un’ipocrisia ed un’ansia da prestazione mascherate da viaggi privi di mete interiori, affetti improbabili nati da un clic ed inutili pose che lasciano alle spalle vuoti incolmabili e casi umani senza precedenti.

Sono poche le persone che incontro volentieri e con cui ritengo valga la pena condividermi. Questo modello esasperato di socializzazione lo trovo sopravvalutato e spesso perverso. Il concetto comune di stare insieme, il concetto di festa, il concetto di abbraccio sono sopravvalutati. Il concetto di risata, il più delle volte finta e di circostanza, è tremendamente sopravvalutato. Vedo qua e là un abuso strabordante di strette di mano digitali e non, di dimostrazioni d’affetto, di frasi unte a forma di cuore che non teme più vergogna. Il concetto stesso di vergogna è cambiato nel corso del tempo, si è svuotato del suo significato originale e non ci si vergogna più di niente, ci si abitua facilmente all’abisso sociale ma paradossalmente resta intatta inside un’insensata paura fottuta di sbagliare, di ammettere i propri errori e la propria imperfezione.

Uno smarrimento totale.

A volte faccio fatica a distinguere chi fa qualcosa con il cuore da chi lo fa per gioco, per necessità o per nascondersi e fuggire da un sé stesso che teme di incontrare da un momento all’altro dietro l’angolo delle scorciatoie sociali e di cui evidentemente ha poca stima. Del resto, il concetto stesso di condivisione è sopravvalutato, dunque tutto ciò che ne consegue.

Il fine non giustifica i mezzi.

Inadeguati, aspiriamo alla perfezione per sembrare dei fenomeni da baraccone e prenderci una parte di questo mondo inadeguato, ingarbugliato in cui l’ipocrisia ha il sopravvento su ogni nostra azione quotidiana.

Eppure sono convinto che ognuno di noi avrebbe qualcosa di più sincero da condividere e che lo renderebbe più autentico agli occhi di un mondo in cui mentire è diventato un abito come un altro da indossare.

Ognuno di noi cela dentro di sé qualcosa di unico che nella maggior parte dei casi tende ad occultare per paura di sembrare fragile e diverso.

Più ci si assomiglia, meno ci si sbaglia, meno si rischia.

Forse, se ci guardassimo dentro, parlassimo di meno e ci ascoltassimo di più utilizzando tutti e cinque i sensi, sono sicuro che ci riapproprieremmo innanzitutto della funzione dei sensi stessi e di ciò che svendiamo quotidianamente al primo offerente in cambio di un finto abbraccio, una finta risata, una finta compagnia, un inutile like.
Capiremmo di più il vero valore di ogni conferma nella vita, della natura dell’animo umano, dell’esistenza degli animali, considerati sottospecie soltanto perché privi del libero arbitrio (che noi invece possediamo ma di cui abusiamo nella maggior parte dei casi) e i cui sentimenti non trovano tutt’oggi una spontanea e piena collocazione lungo il marciapiede della nostra puttana esistenza.

Se iniziassimo a sentire realmente, allora nascerebbero anche generazioni più consapevoli, più libere, più solidali, più sincere e meno furbe. La responsabilità degli adulti è immensa.

In fondo la vita non è che una staffetta dove ogni scelta che facciamo è il testimone che condiziona il nostro cammino e quello delle generazioni a venire (autocitazione).

Ti auguro un buon 2019 ed un futuro prossimo più equilibrato e connesso con te stesso.

 

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8 mesi ago

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