Venezia, 2004

Quindici anni fa, a Venezia

Ieri, alcuni pensieri associativi mi hanno fatto pensare a com’era diversa la mia persona quindici anni fa.
Il tempo passa e a volte mi chiedo come possano quindici anni polverizzarsi così in fretta.

Anni che a volte sembrano attimi. Banale, ma vero.

Qual è la reale misura del tempo? E chi lo sa. Forse non esiste.

Venezia 2004
Venezia (2004)

Perso di/a Venezia

Ieri mi è tornato alla mente il mese di ottobre dell’anno 2004, quando iniziai a frequentare il corso di Lingue e Culture dell’Asia Orientale all’università Ca’ Foscari di Venezia.

Una nuova città in cui avrei vissuto per un po’ di tempo, da solo, seppure non troppo lontano da casa: ricordo che provavo una strana sensazione, tra pieno e vuoto; cercavo qualcosa di nuovo da fare, qualcosa in cui rispecchiarmi, che mi entusiasmasse e che proiettasse davanti a me nuove strade da intraprendere verso il mio futuro.

Mi sentivo perso, ma allo stesso tempo ero contento di perdermi in quelle maestose aule all’interno di quei magnifici edifici che si affacciano sui canali della città allagata, così antichi e gloriosi che trasudano storicità e sussurrano ininterrottamente racconti e ricordi di epoche lontane, a chi li osserva.
D’altronde l’atmosfera è una componente importante in tutto ciò che si fa e Venezia con quel sapore un po’ orientale mi aveva ammaliato, fino a non farmi più capire perché ero lì.

Alla scoperta di…

Ero un naufrago con pochi soldi in tasca e alcune idee contorte in testa.
Non so esattamente cosa volessi ottenere da me in quel periodo della vita. Non so che cosa stessi cercando. Forse stufo di questo occidente a cui geograficamente e culturalmente appartengo, cercavo di arredare la mia vita con uno stile orientaleggiante che accarezzasse i miei sensi, lontano da casa ma non troppo. Che speranze.
Non lo so cosa cercavo. Forse cercavo e basta. Non c’è niente di male in fondo.

Cercavo sicuramente me stesso, in qualche modo. Inconsapevolmente lo facevo.
Avrei dovuto cercarmi dentro, non fuori. Oggi lo so bene. Le risposte ai miei perché, non si trovavano in nessuna parte del mondo circostante, né tanto meno a Venezia. Giacevano in me e aspettavano solo che io le andassi a prendere.
Ma allora non sapevo nulla di tutto ciò. Andavo a lezione, mi vedevo con qualcuno per uno spritz e tornavo alla casa dello studente. Dopotutto ero lì per quello. O forse no? Chissà.
C’è da dire però che nel 2004 io già scrivevo e ricordo che la sera, in giro per le calli, sotto un lampione, tra luci e ombre della città dove accattoni, imbonitori e artisti di strada collezionavano spiccioli, ogni tanto mi sedevo per trasferire su un quadernetto che mi portavo sempre appresso, tutto ciò che mi colpiva di me, della gente, di Venezia e tutto ciò che mi mancava della vecchia routine.

Quindi una ricerca interiore, parallela a quella esteriore, inconsciamente l’avevo già avviata, grazie alla scrittura.

Quei momenti della nostra vita

Lo yin e lo yang. Il buio e la luce. Questo siamo. Un vortice di contrasti in connessione, in continua evoluzione tra chiari e scuri, violenza e amore, che teme le sfumature di una vita non sempre percettibile ad occhio nudo, che ci intrappola quando si sente ignorata e trascurata.
Spesso nella vita si fanno cose senza un motivo vero e proprio, o per lo meno, cose che non portano verso un risultato nell’immediato e che quindi ai nostri occhi possono apparire inutili. Eppure anche le strane scelte ci segnano, ci insegnano, ci fanno riflettere, ci lasciano qualcosa dentro che si deposita e che dopo un po’ assume un’altra forma, totalmente nuova. Siamo in continua trasformazione, noi, l’ambiente, l’universo.

Sono momenti importanti, tutti. Anche quelli meno chiari, meno tangibili ci rendono ciò che siamo oggi.

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1 mese ago

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