orsetto peluches

Un pensiero al giorno ☕ – 26/12/2020

La generazione nata nel secondo dopoguerra era partita da zero, dalla miseria più assoluta e pensava che per essere contenti bisognava possedere tante cose. Crescendo ha fatto di tutto per averle e ha avuto la fortuna di ottenerle e godersele.

Con lo stesso criterio quella generazione ha cresciuto i propri figli, i propri nipoti, dando loro tutto quello che poteva permettersi e non appena osavano lamentarsi di qualcosa venivano considerati degli ingrati accompagnando il proprio disappunto con la famosa frase:

Hanno tutto e non sono mai contenti!“.

Mi piace pensare che quei bambini “mai contenti” fossero in realtà dei profeti che cercavano in qualche modo di avvisare i propri padri che per quella strada non si diventava contenti, che la vera contentezza era stargli vicino, ascoltarli, avere dei buoni rapporti con le persone che gravitavano intorno a loro.

Volevano fargli capire che le cose di cui la famiglia amava circondarsi, per quanto belle, alla fine li rendevano tristi perché rovinavano le relazioni, il clima familiare dove c’era più attenzione per l’avere che per l’essere, dove un oggetto poteva colmare solo momentaneamente un vuoto affettivo che prima o poi inevitabilmente sarebbe stato colmato con qualcosa di più vicino ma mai uguale, a quell’affetto mancato.

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3 settimane ago

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