Un pensiero al giorno ☕ – 09/01/2021

IL PRIMO MATTONE DEL MURO

Ormai più della metà degli abitanti di un paese di piccole/medie dimensioni come il mio è composta da forestieri

(il termine “forestiero” non mi è mai stato simpatico, mi ricorda un po’ i film western, ma sfogliando il dizionario dei sinonimi sinceramente non ho trovato alternative più simpatiche per definire una persona che viene da fuori)

ossia da persone provenienti da altri luoghi, non solo dall’estero ma anche da altri comuni, da altre regioni, che per ovvi motivi non sviluppano lo stesso senso di appartenenza che può sviluppare, anche involontariamente, una persona nata e cresciuta nello stesso posto.

Per questo motivo un forestiero, quando si stabilisce nel paesello, difficilmente riesce, salvo eccezioni, ad inserirsi immediatamente nel tessuto sociale della comunità locale e tendenzialmente stringe più facilmente legami con altri forestieri che si trovano nella sua stessa condizione.

In aggiunta, se l’abitante locale, che di quel senso di appartenenza ne va pure fiero, vive come se il paesello in cui è nato e cresciuto non fosse mai cambiato e non dovesse cambiare mai, converrai con me che un incontro culturale tra i due sarà assai difficile che avvenga.

Eppure, il figlio (adolescente) dell’abitante autoctono mi suggerisce esattamente il contrario: privo, tanto quanto il forestiero, di quel senso di appartenenza poiché attratto da altri lidi, vuoi per l’età, vuoi per motivi legati all’epoca in cui viviamo, lo trovo più connesso alla realtà di quanto lo siano spesso i suoi genitori. Quantomeno lo trovo più autentico, naturale, forse apparentemente privo di radici ma sicuramente libero da certi condizionamenti e più, passami il termine, progressista.

Mi rendo conto di camminare su un campo minato trattando un tema come questo però vedi che poco che basta per mettere le basi per un “noi contro loro” e con quale facilità posiamo inconsapevolmente il primo mattone del muro?

È possibile crescere culturalmente e umanamente insieme concependo la socialità ancora in questo modo? E può definirsi socialità una convivenza in cui il massimo risultato che riusciamo ad ottenere è quello di ignorarci e limitarci a lasciarci in pace?

Certo, forse è meglio di niente. Ma se è vero che tutto nasce sempre dal molto piccolo allora forse è in quel piccolo che dovremmo iniziare a cambiare per poter andare avanti, no?

 

convivenza sociale

 

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4 giorni ago

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