Un pensiero al giorno ☕ – 21/01/2021

Le parole che seminiamo

Quel cereale che oggi conosciamo con il nome di Kamut, inizialmente veniva commercializzato come grano del Faraone, perché la leggenda narra che i primi semi furono ritrovati in una tomba egizia, inviati negli USA, seminati e magicamente rigerminati.

Non lo trovi incredibile? Dopo 5000 anni di oscurità, abbandono ed oblio, un granello è riuscito a dare vita a qualcosa che ancora oggi consumiamo sulle nostre tavole!

E se ci pensi, le nostre parole possono essere paragonate a dei semi di grano. Dedicandoci alla semina di quelle belle e tralasciando quelle brutte, prima o poi nascerà qualcosa che tornerà utile a qualcun altro.

Per farti un esempio estremo ma concreto, ricordo di aver letto anni fa da qualche parte il racconto di un ex criminale che durante un’incursione in una casa insieme ad altri suoi compari, rovistando qua e là, mise gli occhi su un libro di poesie di un autore sconosciuto; disse di aver letto una pagina a caso, di nascosto per non farsi beccare dai suoi soci che l’avrebbero indubbiamente preso a calci nel culo, e di essere rimasto folgorato. Quelle parole cambiarono la sua vita per sempre. Abbandonò i panni del criminale e iniziò a prendersi cura di se stesso come non aveva mai fatto prima.

È successo proprio come con il grano del Faraone: da quelle parole è nata la nuova vita di un uomo qualunque.

Non ci è dato conoscere il giorno in cui germoglieranno, né come né dove lo faranno; forse noi non ci saremo, però da qualche parte le parole che oggi seminiamo prima o poi spunteranno e in qualche modo passeranno, senza spazio né tempo, di generazione in generazione.

grano e parole

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6 mesi ago

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