Un pensiero al giorno ☕ – 06/03/2021

SCRITTURA TERAPIA (seconda parte)

Non potevo più tornare indietro. Non avevo scampo. Ero fregato, non potevo fare altro che scrivere. Scrivere e scrivere. Non sapevo bene che cosa, ma ricordo che sentivo questo impulso irrefrenabile. Non me lo imponevo, mi veniva naturale.

Ricordo che durante una ricreazione stavo sfogliando una rivista musicale dove lessi alcune poesie di Tupac Shakur (che prima di imparare a scrivere canzoni, scriveva poesie) che pubblicarono in occasione della sua prematura morte. Rimasi letteralmente folgorato dalla loro semplicità e dalle profonde tematiche sociali che Tupac affrontava.

E io non ero un amante della poesia, non mi aveva mai detto niente fino ad allora; non mi sono mai riconosciuto nei poeti e negli scrittori più blasonati durante l’ora di italiano. Credo di averli addirittura odiati.

Ma quel giorno, capii cos’era la poesia. La sua potenza.

Così decisi di provarci anch’io.

Non era una questione di crederci o non crederci, o di volere trasmettere o dimostrare per forza qualcosa a qualcuno. Non mi sono posto quel tipo di problema inizialmente. Non mi sono nemmeno chiesto se fossi adatto o abbastanza preparato a livello tecnico per affrontare un genere letterario così ricco di regole, anche non scritte.

Col senno di poi posso dire con certezza che non lo ero affatto. Ma proprio per niente. Ok, non andavo male nei temi di italiano e nelle materie umanistiche ma, dall’essere capace di scrivere un tema all’essere capace di tradurre in parole ed esprimere in maniera sintetica sensazioni spesso contradittorie, ci passava tutta l’acqua del mondo.

Scrissi la mia prima poesia in quarta superiore, durante l’odiosa ora di matematica della professoressa Sollazzi. Lo feci di getto, senza il bisogno di pensare. L’ispirazione arrivò come un fulmine:

Che strano ciò che sento
inerme
sul banco di scuola mi addormento.
Provo sgomento.
Mi sento confuso.
A volte deluso del mio passato,
pessimista verso il futuro.
Devo cambiare!
Sì! Lo devo fare! Lo giuro!
Ma adesso lasciami stare
che sono matto e un po’ depresso!
Troppo spesso mi abbandono
sul mio letto a pensare
se andrà bene oppure male.
Al mio destino,
se sarà avverso
o qualche dio mi starà vicino.
Ciò che cerco è solo amore.
Ciò che sento ora è dolore.
Forse per colpa di qualcosa che non ha senso
o che dentro me in qualche modo è andato perso.
Ciò che non sento è questa scuola,
una perdita di tempo.

 

(FINE SECONDA PARTE)

 

 

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5 mesi ago

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